Ci siamo io ed una tastiera. Un monitor lampeggiante. Delle emozioni. Cos’è questo blog? Un diario, uno specchio, un baratro verso l’infinita pochezza dei miei pensieri? Perché scrivo? In fondo la reputo una perdita di tempo colossale, lo so; però mi fa piacere confidarmi con qualcuno ogni tanto. La blogosfera desolata dei miei ‘non’-follower meglio di un amico? (amici?) Perché no? Sembrerò uno sfigato, un matto, uno stupido a scrivere le mie quattro fisse su una pagina di un sito sconosciuto, una goccia nel mare infinito di Internet. Chi se ne frega, non mi importa cosa la gente pensi di me (ah, fosse vero), posso essere un nerd, uno sfigato, un secchione, un perdente, non mi importa: quel che so è che non abbandonerò mai i miei principi, non cambierò mai per piacere ad una persona, per quanto possa essere doloroso seguire la propria strada, da soli. Io sono io e voi siete voi, no?
“Così è (se vi pare)” diceva Pirandello, “As you like it” il buon Shakespeare, “Eccomi” dico io. Non sono una persona facile, non so neanche come ho fatto a diventarlo. L’età, l’esperienza, la maturità? Bah, cazzate credo, per quanto mi reputi una persona intelligente e matura, a giudicare da come io viva questa mia ‘superiorità’ ontologica, preferirei essere uno dei tanti sempliciotti superficiali che si vedono dappertutto; e pensare che sono sempre stato un ragazzo (bambino) solare e vivace, poi è scoccata la strana scintilla dell’intelligenza e dell’eccessiva maturità che mi hanno trasformato in, beh, un palloso. Autocommiserazione come se piovesse, penserete (e non a torto).
D’altra parte scorrendo nelle pagine di questo blog trovereste molti altri di questi interventi così noiosi e malinconici tali da scaldare i vostri gioiosi cuori e farvi sentire felici della vostra vita spensierata e allegra se confrontata con quella depressa ed eccessivamente speculativa del sottoscritto. Mi sembra di essere tornato indietro nel tempo e di avere di nuovo 13 anni, affogante nelle pene amorose e nella stupidità più assoluta che ci si aspetta da un adolescente di quell’età.
Non so quanto posso essere costruttivo lamentarsi, ma cosa lo sarebbe in un contesto simile? Tedio, noia e cos’altro? Sento che qualcosa manca nella mia vita: del pepe, del sale, un po’ di condimento, qualcosa che la renda più vivace, più ‘simile’ a quella delle persone che mi circondano. Effettivamente non so neanche io cosa mi piacerebbe trovare tra le mani: una ragazza che mi faccia un pompino? Uscire alla sera e fare le ore piccole? Sballarmi? Tutto ciò mi renderebbe davvero felice? Sì, sarei come tutti gli altri, e allora cosa avrei in più? Nulla: sarei uno dei tanti. Vorrei davvero esserlo? Non so neanche rispondere a questa domanda. Vivrei una vita più felice/facile? Sarei gratificato dall’accettazione popolare? L’essere considerato come gli altri mi renderebbe felice? (Normale?)Avrei finalmente trovato uno scopo nella mia vita? E poi, tutto ciò sarebbe ipotizzabile/realizzabile in concreto? Il mio cervello mi dice che sono un incompreso, che la gente non scorge il mio potenziale, le mie qualità, che si ferma alle apparenze, che la gente è stupida, ignorante, degenere, inesorabilmente attratta dal mediocre…o è il mio cuore a dirlo? Dove sta la razionalità in tutto ciò?
Essere o non essere?
Essere o non essere?
Posted: 27 gennaio 2012 by Francesco in I nostri pensieri, RitornoEtichette: drammatico, problemi, Ritorno, sentimenti, tristezza
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