Folgorato da una scintilla politica che probabilmente non avrebbe mai dovuto toccarmi, o forse non mi sarebbe dovuta appartenere così presto, pur avendo io sempre coltivato un interesse nelle cose politiche che permeano la mia vita e il mio paese, grazie all’interesse non morboso ed estremista dei miei genitori, quando avevo, se non sbaglio, almeno dodici anni creai un blog, un fantastico ed utopico blog. Il suo nome era (adesso non esiste più ed è stato rimpiazzato, guardate un po’, da questo misera bacheca online ricca di articoli dozzinali e mediocri chiamata ‘Pamin’) ‘Che succede in Italia?’. Potreste pensare che il livello offerto dagli articoli scritti dal sottoscritto e dall’allora mio compare Edoardo (formalmente lo è tuttora, ma come vedete non si fa vivo ormai da anni) fosse assai penalizzato dalla nostra età e dai nostri slanci politici dovuti al fervore infuso dalle nostre assai giovani menti; bé non è affatto così e potete rendervene tranquillamente conto scorrendo indietro nel tempo le pagine di questo blog e, scavando, trovereste molti articoli che, seppur scritti da qualche brufoloso ragazzino, meriterebbero ancora (seppur le mie idee e i tempi siano cambiati) di essere letti per un’ultima volta.
Avevamo creato, avevo creato, quel blog per aprire una finestra su quello che stava accadendo nel mio Paese, l’Italia, il mio paese preferito, nonché quello che mi donò i Natali ormai quasi diciott’anni fa; per parlare della politica, di quel che ci piaceva e quello che invece ci disgustava, quello che stava andando avanti nell’economia già al tempo labile e sull’orlo della crisi e di quello che accadeva nella vita di tutti i giorni tra le strade del Bel Paese. Mi ricordo che per un certo periodo la testata recitava ’Per scoprire l’Italia, non quella dei mondiali (vinti nel 2006 ndP)’ scritta in bei caratteri italici rossi campeggianti su uno sfondo di Cannavaro che alza la fatidica coppa; per un’altro periodo la testata recitava grossomodo ‘L’Italia sta restando dietro, e gli altri paesi non ci danno secondi, ma anni’.
Sono sempre stato affascinato dall’idea della blogosfera, dall’idea di poter scrivere ciò che sentivo e ciò che la mia mente razionale mi aveva portato ad affermare e pensare e che potenzialmente tutta la gente del mondo, d’Italia, di Torino potesse leggere quanto avessi da dire, addirittura che potesse essersene interessata o quantomeno affascinata e stuzzicata. Per qualche periodo ho intrattenuto una cordiale amicizia con il bloggatore di Pandoro, solo un anno più anziano di me, che mi ha insegnato tante cose e mi ha fatto aprire gli occhi su molte tematiche e questioni, direttamente ed indirettamente, l’unico che avesse letto tutti i nostri/miei articoli, che li avesse anche commentati e su cui ci avesse pure dibattuto. In un certo senso mi manca la sua amicizia.
Giunsi però in un periodo, forse allontanato dall’interesse di scrivere da leziose e inutili turbe amorose o dal crescere degli impegni scolastici ed extra-scolastici, in cui mi sentii davvero stanco di scrivere su un blog che nessuno (o quasi) avrebbe mai letto se non il sottoscritto di fronte ad un monitor luminoso sempre acceso nel buio della notte con un morboso desiderio di auto-compiacimento o pochi altri eletti che, purtroppo, ora non fanno nemmeno più un salto. Ma non erano solo gli impegni scolastici e le delusioni di cuore ad allontanarmi dalla mia passione di scrittura, creativa e giornalistica/informativa, ma era la mole di notizie che avrei dovuto vagliare ed approfondire per alzare il livello del blog e aumentarne visita e riconoscibilità sulla rete: succedeva tutto troppo in fretta. Se il blog di Pandoro è riuscito a conquistarsi decine di migliaia di visite prima della sua prematura (ed inaspettata) chiusura ciò fu dovuto alla sua instancabile voglia di scrivere, di dipingere il mondo; ma il mio blog monotematico non poteva ricevere la stessa linfa vitale, non solo dal sottoscritto. Non avevo fisicamente (e di questo me ne pento assai) e mentalmente la forza di poter scrivere riguardo a tutto quanto il mondo politico e sociale aveva in quel periodo da offrirmi. Il nuovo governo Berlusconi, il crack finanziario, lo scandalo Vallettopoli e gli inghippi di Berlusconi, il nuovo crollo delle Borse: c’è stato ahi me in questi ultimi 4-5 anni non solo una maggior copertura mediatica ma anche una quantità maggiore di ‘materiale’ su cui lavorare che mi ha colto letteralmente alla sprovvista e non mi ha lasciato minimamente una briciola di interesse e voglia per cui scrivere.
Se la mia passione era scrivere e riflettere su argomenti impossibili da non toccare, come il G8 di Genova ad esempio, il fatto che nessuno mi seguisse (più) mi aveva stancato e non avevo più nessuno stimolo ulteriore per continuare a scrivere, da solo, nell’immensità dell’universo informatico quale è internet. ‘Che succede in Italia?’ morì.
Fu una decisione dura, ma che andava presa, non potevo soffrire di vedere la mia creazione, il mio progetto, stagnare così a guardarmi con quegli occhi languidi pregandomi di scriverci.
Nacque ‘Pamin’, ma ogni giorno che passa e ci penso, è stata una pessima idea creare questo blog. L’idea fu quella di ampliare l’orizzonte culturale e mediatico da sottoporre all’attenzione dei ‘lettori’ (che mai ci furono) assidui, ideando un blog che fosse fatto dai giovani e per i giovani (ma non solo), un blog che rispecchiasse quel periodo difficilissimo che è l’adolescenza e i problemi che inevitabilmente incorrono nella vita di tutti noi ogni giorno e che, per forza di cose o destino, siamo ‘destinati’ a sopportare. E’ così’ che Pamin diventò il mio luogo di sfogo personale, un angolo di universo in cui potevo urlare, gridare, piangere, ridere, parlare dei miei hobby, delle mie passioni, e non mi sarebbe mai interessato di cosa la gente pensasse o facesse.
Ma dopo tutto quello che sta succedendo in questo periodo intorno a me, resto attonito, allibito, e mi sento come quando Peter Parker getta il costume da Spiderman e vede i criminali scappare senza poter (o voler) far nulla; così mi sento in dovere di scrivere, dire la mia, esporre le mie idee, che non sono assolutamente più quelle di una vita fa, sono il frutto di un cambiamento spirituale e caratteriale avvenuto nel corso dei 5 anni, che probabilmente mi ha trasformato in una persona, devo ammetterlo, peggiore per certi versi e migliore sotto altri punti di vista ma non ci riesco; mi rattrista davvero vedere fino a che punto è giunto l’uomo e mi fa davvero passare la voglia di scrivere.
Ciò che più mi preoccupa però è il periodo storico in cui sono costretto a vivere, e l’incertezza che si percepisce ogni giorno nell’aria, l’incertezza di non sapere dove giungerà, nel grande, l’intera umanità e, nel piccolo, la mia vita, i miei amici, tutti noi. Il ragazzo precario che ha studiato per tutta la vita (io sarò così) avrà un lavoro da più di 800€ al mese? La ragazza madre avrà un sussidio per crescere il suo bambino? Il presidente del consiglio riuscirà a farsi una squinzia ancora con le tette più grandi?
E’ un periodo difficile, caratterizzato da una crisi economica di proporzioni mai viste, da un tasso di criminalità spaventoso dovuto alla stessa, come al preoccupante incremento del consumo di stupefacenti tra tutte le fasce d’età della popolazione e la corrispettiva diminuzione della concezione della pericolosità della droga stessa.
Sembra strano ma di fronte ad una balzana profezia vecchia di migliaia di anni che vede il mondo finire nel 2012, sembra che l’intera popolazione mondiale ci stia dando del suo per mandare tutto a puttane, forse secondo un qualche istinto perverso che ci avvicina pericolosamente alle cose dalle quali invece dovremmo stare ben alla larga.
Nell’era del presidente mediatico e maniaco del potere fine a se stesso, dell’ostentazione Neroniana della ricchezza e del potere, l’opinione pubblica obnubilata da effluvi televisivi che la tengono a bada come narcotici a suon di programmi infantili in prima e seconda serata, sopprimendo telegiornali e tappando la bocca ai blog e agli insorgenti, dove il popolo si divide sempre più (spaventosamente ) in bianchi, partigiani del Presidente Viveur che non riescono ad aprire gli occhi di fronte ai troppi errori e alle troppe prese in giro dello stesso, e i neri, che invece non riescono ad affrontare un dialogo costruttivo ma sono solo in grado di contestare e usare la forza del grido senza fermarsi minimamente in qualsivoglia riflessione (esempio emblematico secondo me nel movimento studentesco, dove la demagogia e l’indottrinamento regnano sovrani come nel più grande stato dittatoriale del mondo), che cosa resta da fare? Un paese dove non esiste più il pudore, l’onore, dove non esistono più i valori, dove si viene giudicati solo per le qualità estrinseche, dove il migliore è il più rozzo e maleducato, dove non si apprezza più la cortesia e la gentilezza, dove si insulta gratuitamente; dove non esiste la libertà di pensiero, stampa e parola, dove i deputati guadagnano decine di volte in più di un operaio, dove si viene picchiati su un tram.
Un famoso paradosso (semplificando) afferma che se inserissimo in una scatola chiusa, nella quale a noi non è consentito vedere internamente, un gatto e del veleno, in questa scatola si verificherebbe contemporaneamente che il gatto sia vivo e che il gatto sia morto, creando un paradosso universale. Pensate all’Italia come ad una scatola, noi siamo i gatti, ci sono diversi tipi di veleni ma sembra che nessuno se ne accorga o voglia accorgersene, pur essendoci entrato a contatto: pensate che siamo ancora vivi o tutti destinati a perire?
Che succede in Italia?
Forse il 2012 non sarebbe una data troppo ingloriosa e non necessaria.
Che succede in Italia?
Pubblicato: 5 ottobre 2011 da Francesco in I nostri pensieri, Politica, Ritorno, Vergogna dell'ItaliaCommenti


















Ciao,
per caso sono finito su questa pagina ho letto un po qui un po li mi garba molto come scrivi complimenti !