Three geese in a flock, one flew East, one flew West, one flew over the cuckoo’s nest.
Parafrasando, Qualcuno diventò pazzo. (cuckoo, oltre all’uccello, può significare anche il matto)
Presentatomi da mio padre, prima di vederlo, come un film che “Ha fatto epoca e ha lanciato Jack Nicholson”, l’attesa di vederlo per la prima volta era davvero grande. La trama, intravista di sfuggita dal menù di Sky, sembrava accattivante, e mi aspettavo un film psicologico-drammatico molto, molto interessante.
Il protagonista del film, Jack Nicholson nei panni di Randall MacMurphy, è un criminale che si finge malato mentale per passare un periodo di degenza all’interno di un ospedale psichiatrico e poi esser libero senza più pene da scontare, ma non tutto va come previsto. Giunto nella struttura, una commissione dovrà valutare il suo stato psico-fisico dopo una permanenza di qualche settimana e decidere se tenere il soggetto o come agire per il rilascio alle autorità di competenza. In tutto ciò entriamo in contatto con un mondo duro, pesante, poco conosciuto ai più, quello dei manicomi degli anni ’70, dove i pazienti venivano curati con soluzioni disumane e si viveva in condizioni molto difficili (ambientazioni simili ad un altro film con lo stesso tema, “Shine”, che racconta la storia di un promettente pianista che cade nella pazzia); un mondo fatto di malattie incomprensibili, sconosciute, quando lo studio del cervello era anni luce indietro rispetto ai livelli odierni. Il regista dipinge un’atmosfera tesa ma allo stesso tempo “tagliente” di questa pesantezza, che ci mostra, passo dopo passo, i pazienti dell’ospedale, caratterizzati dai loro disturbi e dalle loro malattie, ma con un pizzico di ironia e cinismo, con stacchi di regia e primi piani quasi Kubrickiani: da menzionare un lunghissimo primo piano di Jack Nicholson e le sue espressioni nella notte di baldoria all’interno dell’ospedale (non vi racconto troppo altrimenti vi rovinerei il gusto di vedere il film
) che dura addirittura qualche minuto. L’ospedale rappresenta non troppo velatamente un mondo ipocrita e superficiale, che rinchiude le proprie paure perché esse non siano viste dagli altri; un po’ come se confrontassimo una persona che chiude dentro di sè i suoi difetti e li

La perfida e insopportabile infermiera Ratched
soffoca e l’ospedale che riempie di medicine i non coscienti pazienti che mantiene al suo interno, lontano dagli occhi di tutti. Jack Nicholson si presenta dunque come un animatore, un salvatore, un liberatore dell’assopità voglia di vivere dei pazienti, innescata d una routine soffocante e ambienti claustrofobici. Randall entra quindi nei propri panni, di uomo in quanto persona in grado di pensare, ma in un contesto di malati mentali, il che rende l’inizio del film davvero particolare e piacevole, con i dibattiti e le situazioni abituali tra lui sano e i suoi nuovi amici malati mentali. Con l’avanzare del film, che mantiene sempre un andare contenuto e lascia buone pause di riflessione allo spettatore, cominciamo ad immedesimarci nel personaggio di Randall, che si affeziona ai suoi “compagni” di manicomio e prende a cuore le loro sfide , le loro vicende interiori, le loro emozioni. Il film è oggettivamente lento, ma per la bravura del regista e la varietà di situazioni, pur rimanendo sempre nelle mura dell’ospedale (tranne una scena), non è mai noioso né scontato e, anzi, ci stupisce più di una volta. Non sarebbe un film così interessante se non ci fosse anche lo scontro tra la personalità accesa e riottosa di Randall e quella reazionaria dell’infermiera capo del reparto, miss Ratched, interpretata da Louise Fletcher, e riconosciuta al 5° posto dei 50 grandi furfanti dei film, a testimoniare la sgradevolezza del personaggio, che tinge con colori ancora più accesi le emozioni che il film è in grado di dare allo spettatore. Più volte i due si trovano in disaccordo, per situazioni più o meno futili, fino a quando, verso la fine del film, si arriva all’aggressione fisica da parte di Randall, esasperato dall’infermiera e dalla violenza psicologica esercitata in particolare su un suo amico. In una delle scene più belle del film e che più ci dà l’idea del contesto malato del film, durante una seduta di psicoterapia, Cheswick, in astinenza da sigarette, comincia a gridare in preda all’isteria, e tutta la seduta diventa un putiferio, con Randall che aggredisce gli infermieri che cercano di sedare la “rivolta”. In seguito a questo episodio Jack Nicholson si trova a dover affrontare il più grave dei problemi legato alla malattia mentale, l’elettroshock, protagonista di una scena cinica e molto forte, dove si contrastano apertamente la figura cinica di Randall con la violenza

Randall e di spalle i suoi amici nella stanza dell'idroterapia
delle pratiche esercitate nell’ospedale. L’effetto della scena è ampliato dall’andamento precedente del film, molto tranquillo e lento, per cui lo spettatore non si aspetta una soluzione narrativa del genere.
Il film si trasforma e cambia tono, diventando molto più cupo e angosciante, fino a quando non si giunge alla fine del film, che non mi sarei mai aspettato e ha lasciato a bocca aperta.
I personaggi più importanti per la vicenda e per l’immagine che portano dentro di sé, sono Billy, giovane ragazzo, ansioso, timido, balbuziente, stanco della vita, che provoca in noi istantanea commozione; e il Grande Capo, gigante

Locandina del film
pellerossa sordo-muto che si rivela il migliore amico di Randall all’interno dell’ospedale, e l’unico che capisce le sue intenzioni di fuggire al più presto da quel luogo. Oltre a loro molti altri pazienti, tra cui ricordiamo un giovanissimo Danny de Vito, protagonista di una parte non importantissima ai fini della storia ma che ci strappa a più riprese sorrisi. Perchè “One Flew Over the Cuckoo’s Nest” è anche questo, o perlomeno soprattutto fino alla metà del film, un film comico, che ci fa sorridere più volte, ma allo stesso tempo ci contorce lo stomaco con le sue controversie, per questo mi sento di definire questo film come un’opera pienamente tragicomica, in puro stile classico greco.
Il film finisce come è iniziato (o perlomeno quasi!
), con un’ospedale al mattino, illuminato dall’alba, e i suoi pazienti che proseguono le loro esistenze al suo interno, senza giorni della settimana, senza ore, senza tempo.
Voto personale:
9/10
- Sceneggiatura fantastica
- Jack Nicholson ci offre una grandissima prova del suo talento agli inizi della carriera da attore
- Fotografia memorabile
Il film, inoltre, è stato vincitore di 5 premi oscar, nientemeno che
- Premio Oscar per il Miglior Film dell’anno;
- Premio Oscar per il Miglior Regista a Miloš Forman;
- Premio Oscar per il Miglior Attore Protagonista a Jack Nicholson;
- Premio Oscar per la Miglior Attrice Protagonista a Louise Fletcher;
- Premio Oscar per la Sceneggiatura (Bo Goldman, Lawrence Hauben);


















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