Il Futuro e il destino; astratti e davvero impalpabili.

Pubblicato: 22 aprile 2010 da Francesco in I nostri pensieri, Ritorno
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Sembra quasi un delitto parlare del futuro in maniera così riduttiva, veloce, sconsiderata alle 11 di sera di una giornata pesante. Mattina di routine, scuola, pranzo fuori, un’ora passata non-stop in bici e compiti all’ultimo momento. Ma pensando proprio alla scuola, alle mie esperienze, a ciò che mi circonda, ai miei hobby e ai miei stessi compiti mi sono saltate agli occhi due cose molto differenti tra di loro: una versione di Cicerone e Flash Forward, ovviamente inerenti all’argomento futuro. La versione suddetta di Cicerone trattava questo spinoso quanto controverso argomento come la visione di un mondo impalpabile che non farebbe piacere a nessuno vedere; il futuro, lo si sa anche senza il sommo Cicerone, è impalpabile di suo, proprio nella definizione astratta di ciò che “saremo a fare”, ma non ci si fa (quasi) mai caso, se non quando ci si pensa per propria scelta. Cicerone domandava retoricamente al lettore o alla platea davanti alla quale recitava i suoi discorsi, non ho idea in che contesto non essendo un conoscitore così profondo della cultura romana, se i grandi uomini della Storia fossero stati in grado di amministrare la conoscenza del proprio, ipso, futuro. Come avrebbe vissuto Cesare se avesse saputo che sarebbe stato ucciso in Senato, nel cuore del suo potere e della grandezza della tanto osannata ricchezza morale romana contro la barbarie degli altri popoli, davanti ai suoi soldati, ai suoi amici, dai suoi amici, lasciato morire dissanguato in terra davanti alla statua eretta in onore del rivale scomparso e da lui stesso sconfitto? Come Giugurta se avesse scoperto ciò che il destino si aspettava facesse e come il destino voleva che finisse la sua vita? Io mi chiedo spesso come sarà il mio futuro, faccio congetture, esprimo desideri, provo paure e rimpianti per un passato più tangibile, ma come agirei sapendo che il mio futuro è già destinato ad avverarsi secondo una precisa scelta di reazioni di causa ed effetto e che non posso fare nulla per impedirlo o che se provo a fare qualcosa, per qualche coincidenza, tutto avverrà come se niente fosse? Il destino, il futuro, il fato, chiamiamolo come vogliamo, si può cambiare? La nostra vita è già scritta nel copione di un grande film, di una recita nella quale noi siamo attori e spettatori non paganti o le nostre azioni hanno un peso specifico proprio di qualcosa che si decide di fare e possiamo scegliere come vivere la nostra vita? (tema tra l’altro ampiamente dibattuto nella serie sci-fi Lost (ultima stagione), ndr) Se così fosse non cambierebbe dall’essere interprete di una storia già scritta, perché non solo non riusciremmo a comprendere chi siamo ma non potremmo neanche pensare di poter cambiare le cose stravolgendo tutto (mi viene in mente The Truman Show, storia di un bambino cresciuto in un mondo fittizio, protagonista di un reality show, credendo invece che la sua fosse una vita vera e non scritta a tavolino da degli sceneggiatori): se spaccassimo tutto e tutto in seguito a tale scoperta, sarebbe una nostra decisione o era già tutto scritto? Il futuro che vediamo nei film, in Flash Forward ad esempio (salto in avanti appunto) è così anche nella nostra vita, nel senso di poter essere cambiato?
- Nella serie, in seguito a una perdita di coscienza globale per non meglio precisati motivi, il mondo scopre di aver “sognato” un ricordo del futuro;  un uomo “vede” che di lì a sei mesi ucciderà una madre e renderà orfana di due bambini, senza saperne il motivo: deciderà di uccidersi pur di evitare il tragico evento. Ma funzionerà realmente o scatenerà una serie di eventi che porterà ugualmente alla morte della donna?-
Anche nel campione di incassi e vincitore di diversi oscar Il curioso caso di Benjamin Button protagonista assoluto del film è la visione del futuro negli occhi di una persona, in questo particolare nato vecchio e costretto a vivere la vita a ritroso, morendo bambino; per una serie di curiosi eventi una vita può cambiare, si può evitare un’auto, salutare una persona e salvarle la vita, perdere un taxi che avrà un incidente, ma tutto ciò non si può prevedere: forse è anche meglio così.

Siamo noi i fautori del nostro destino? A noi scegliere in cosa credere.

Secondo la dottrina cristiana ciò è la scelta di Dio di metterci in mano il proprio destino, fare le proprie scelte e condizionarsi da sé il proprio futuro, il libero arbitrio, ma c’è chi dice che le coincidenze di cui sopra siano anche un segno della sua presenza; secondo correnti teologiche differenti, quella greco-romana in generale per esempio, il destino non è in mano dell’uomo, ma delle Moire, vere e proprie sceneggiatrici (nella mitologia tessitrici) della nostra vita, che decretano quale filo va tessuto e quale tagliato. Vediamo al futuro come risposta ai nostri mali, alle nostre preoccupazioni, alle nostre non-certezze come ancora di salvezza a un mondo sempre più difficile, arido, condannato dalla crisi economica, dalla politica corrotta, dalla lussuria dell’uomo, ma non ci ricordiamo che il futuro deriva pur sempre da un passato, e tanto diverso da ora non può essere. La fine del mondo di qui a poco? Non ci credo ma chi vuole credere in un futuro già scritto e condannato per l’intera umanità è liberissimo di farlo. Come sarà la mia vita di qui a sei mesi? A me piacerebbe sfavillante, allegra, più vivace, ma probabilmente tra 6 mesi sarò come ora, davanti a un computer a guardare uno schermo che emette luci lampeggianti chiamate pixel. Posso farla diventare tale? Ora come ora, guardandomi non ci credo, ma lo desidero; il confine è molto marcato. Volere è potere? No.

In conclusione, sta a solo a noi decidere in cosa credere in base a ciò che ci fa sentire meglio e ci fa sentire speciali, fautori del proprio destino o comparsa in un film che coinvolge il mondo intero da tempi immemori e che vedrà molta acqua scorrere sotto i ponti. Emblematica in questo senso la canzone di Vecchioni “Samarcanda”, che narra la storia di un soldato che, convinto di essere la prossima preda della morte, scappa il più lontano possibile, ma quando arriverà a destinazione scoprirà che la morte lo aspettava proprio lì, ormai non credendo che fosse più possibile compiere il suo lavoro.

C’era una gran festa nella capitale
perché la guerra era finita.
I soldati erano tornati tutti a casa ed avevano gettato
le divise.
Per la strada si ballava e si beveva vino,
i musicanti suonavano senza interruzione.
Era primavera e le donne potevano, dopo tanti anni,
riabbracciare i loro uomini. All’alba furono spenti i falò
e fu proprio allora che tra la folla,
per un momento, a un soldato parve di vedere
una donna vestita di nero
che lo guardava con occhi cattivi.

Ridere, ridere, ridere ancora
ora la guerra paura non fa,
brucian le divise dentro il fuoco la sera,
brucia nella gola vino a sazietà
musica di tamburelli fino all’aurora
il soldato che tutta la notte ballò
vide tra la folla quella nera Signora
vide che cercava lui e si spaventò.

“Salvami, salvami, grande sovrano
fammi fuggire, fuggire di qua
alla parata leimi stava vicino
e mi guardava con malignità”.
“Dategli, dategli un animale,
figlio del lampo, degno di un re
presto, più presto, perché possa scappare
dategli la bestia più veloce che c’è.

“Corri, cavallo, corri ti prego
fino a Samarcanda io ti guiderò
non ti fermare, vola, ti prego
corri come il vento che mi salverò…
oh oh, cavallo, oh oh, cavallo, oh oh, cavallo,
oh oh, cavallo, oh oh”.

Fiumi poi campi, poi l’alba era viola,
bianche le torri che infine toccò,
ma c’era tra la folla quella nera Signora
stanco di fuggire la sua testa chinò.
“Eri tra la gente nella capitale,
so che mi guardavi con malignità
son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale
son scappato via ma ti ritrovo qua!”

“Sbagli, t’inganni, ti sbagli, soldato
io non ti guardavo con malignità,
era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l’altro ieri là?
T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda
eri lontanissimo due giorni fa,
ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua.

Non è poi così lontana Samarcanda,
corri cavallo, corri di là…
ho cantato insieme a te tutta la notte
corri come il vento che ci arriverà.
“Oh oh, cavallo, oh oh, cavallo, oh oh, cavallo,
oh oh, cavallo, oh oh”

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