L’Uomo che fissa le Capre

8 Novembre 2009

Ieri sera sono andato a vederlo al cinema vicino casa con due amici e due amiche per passare un sabato sera in compagnia. E’ un film in linea con gli ultimi recitati da George Clooney, e, seppur non siano opera dei fratelli più in forma degli ultimi anni, assomiglia tantissimo alle opere dei fratelli Coen. Scanzonato, buffo, ridicolo, ma anche profondo e spettacolare: come in “No Country for Old Men” e “Burn After Reading” ci sono dialoghi che da soli farebbero meritare il prezzo del biglietto, come la scena del testa o croce in autostrada nel primo dei film sopracitati e la scena in cui Brad

Locandina

Pitt entra nell’auto di John Malkovich dopo aver abbandonato la bici nel parco. Detto ciò, va detto che L’uomo che fissa le Capre non è un capolovaro, ma lo è soltanto a metà. La trama non è complicata, ma non molto comprensibile ai non avvezzi del genere, le scene sono complessivamente divertenti ma ci sono stacchi troppo lunghi che non fanno apprezzare al meglio l’azione del film. Non è un film riflessivo, nè un film comico, nè un film d’azione ma riesce pienamente a incarnarne i singoli tratti principali e amalgamarli in una miscela accattivante e divertente. George Clooney si conferma non solo un uomo di gossip ma un grande attore, come anche Ewan McGregori, che si era fatto apprezzare in Angeli e Demoni e prima ancora nel film di Woody Allen con Colin Farrell “Sogni e Delitti” e prima ancora nel sorprendente The Island in compagnia dell’altra musa di Allen, la bella Scarlett Johansson. La parte di Clooney per certi versi è simile all’ultima recitata in Burn After Reading, ossia quella di una spia un po’ scanzonata con tante fisse e con idee molto “originali”. Ewan McGregor invece interpreta la parte di un semplice giornalista che con l’avanzare del film diventa una figura simile a quella di Clooney, che, senza rovinarvi nulla, sarà il, se così si può definire, colpo di scena del film.
La trama consiste nella storia, intervallata da alcuni flashback della vita passata di Clooney, di un giornalista che, lasciato dalla moglie, decide di arruolarsi nell’esercito per raccontare le storie della guerra in Iraq (il film è ambientato nell’era Bush, quando ancora era presidente francese Chirac ) e finisce invece col conoscere la spia dotata di poteri psichici Lyn Cassady, che lo trascina in un susseguirsi di gag e situazioni esilaranti per il deserto iracheno, fino a scoprire un finale con colpo di scena.

In definitiva L’uomo che fissa le Capre è un film che merita il prezzo del biglietto, ma per gli attori, secondo me, girarlo è stato più per lo sfizio e per voglia personale che per il guadagno derivante dagli incassi al botteghino.

 


Dicono

8 Novembre 2009

Dicono sia l’età, ma io, fondamentalmente, non ci credo affatto. Forse, meglio, dicevano che fosse l’età, perché ora, a dire il vero, sembro l’unico pesce a trovarsi fuor d’acqua. Sono giorni, settimane, forse anche qualche mese ormai che penso ai traguardi raggiunti nella mia, seppur ancora giovane vita. Oddio, traguardi, fasi spirituali, tappe da percorrere e via dicendo. Come avviene per le malattie, per qualche strano motivo il primo anno di liceo è stato la causa scatenante di diversi moti e sentimenti contrastanti, di rammarico, di ripensamenti,… Come se avessi vissuto in un’oasi di bella vita, semplice, senza troppi impegni, leggera e felice, il cambio di scuola e stile di vita ha spezzato in due la mia vita sociale e la mia vita sentimentale (amorosa e non).  Tutto ciò che prima non mi pesava, o a cui non facevo caso all’improvviso sono esplose, lasciandomi annichilito da quelle che prima erano se non capisaldi almeno dei punti di riferimento della mia vita.  Sono giorni che ci penso continuamente e ora che viene il momento di buttar giù qualche pensiero non riesco ad esprimermi, strano. Quello che posso dire in generale e che non trovo che in questo periodo della mia vita questa sia perfetta, come poteva esserlo stato nell’infanzia o quando ero un ragazzino. E’ un periodo difficile l’adolescenza, dicono, ma a me sembra che lo sia solo per me, visto che sembro essere l’unico un po’ deluso e infelice per via della propria vita sociale, dei propri che non sente più, dalla propria vita sportiva e via dicendo. Trovando un equilibrio tra impegni (troppi) scolastici e affettivi si dovrebbe riuscire a essere più soddisfatti della propria vita da adolescente. Dicono. Anche se a me sembra, e lo ribadisco, di essere l’unico con delle domande, dei problemi, e delle fisse che gli ronzano per la testa. Dico.


Eyes Set To Kill – The World Outside(2009)

20 Ottobre 2009

 

Copertina Album

Copertina Album

Seconda uscita degli Eyes Set To Kill, dopo l’ottimo risultato di “Reach” uscito l’anno scorso, la band screamo/post-hardcore ci riprova, mescolando il loro sound con dei dettagli classici e un ritmo più lento ma molto godibile.

(Arriveranno mai in Italia ??>.<, il cd l’ho dovuto comprare su Ebay). Analizziamo il cd (dal sottoscritto addirittura acquistato, tutti i pareri sono pensonali):

Heigthts (3.25): prima canzone dell’album, nonchè primo singolo di questo album, unisce ottimamente la voce screamo del secondo cantante, con quella melodiosa della prima cantante (anche chitarrista), testo molto triste. Ritornello molto godibile, con un breackdown molto carico. Da ascoltare attentamente. 4/5

Hourglass (3.36): canzone molto orecchiabile, grazie al continuo sovrapponimento di voci screamo/dolce, che purtoppo non viene apprezzata appieno per via del “già sentito”, che rende la canzone un po’ noiosetta a dirla tutta. 3/5

Deadly Weapons (3.35): una delle migliori canzoni dell’album, con la partecipazione di Craig Mabbit (voce degli Escape The Fate) una vera perla del Post-Hardocore:riff e voci sono ottime, l’unica pecca è il ritmo, che si stravolge troppe volte… peccato, “rischiava” il punteggio pieno 4.5/5

Interlude(0.59): come da titolo, interludio, giusto per correre un attimo in bagno o per scrivere all’amico su Msn,un pezzo rilassante di piano, utilizzato semplicemente rilassarsi. SV

The Word Outside(3.36): canzone che da il titolo all’album,migliore canzone dell’album, con un continuo crescendo del ritmo, testo molto pensante e molto vario, che rende la canzone un continuo materializzarsi di ricordi (sempre per chi conosce l’italiano :P ) 4/5. Il video purtoppo uscirà tra un mesetto pieno, per voi comuni mortali ho solo il teaster:)

March Of The Dead(4.19):canzone dove la voce di Alexia fa da padrona, con la sua melodia vocale modula la canzone, che si basa su solo due riff, ma con un alto potenziale. E’ il genere di canzone che o si ama o si odia, si io la odio :P 2.5/5.

Wake Me Up(4.05):Ottimo breackdown iniziale e un continuo decrescendo vocale fino alla conclusione con un altro breackdown, il tutto condito da un buon ritmo e una dettagliata tablatura di batteria.4/5

The Hollow Pt.1(0.55): Altro intermezzo musicale per calmare i bollenti spiriti, sempre piano,funge da intro per la canzone dopo.SV

The Hollow Pt.2(3.19):Canzone “spiritica”, un continuo inno ai sogni e alla paura, ottima unione voce/chitarra, che seguendo due ritmi differente danno il senso di dispersione.Da ascoltare attentamente.3.5/5

Risen(2.49):Canzone con il ritmo più serrato dell’album, con un continuo breakdown vocale e un pizzico di voce dolce,si nota, purtoppo, per la ripetitività (sa di “già sentito) fa comunque la sua sporca figuara 4/5.

Her Eyes Hold The Apocalypse(3.15):”come al solito” il connubio screamo/acuto fa da padrone anche questa canzone,batteria sfrenata a chitarra molto tecnica. Molto piacevole all’ascolto 4/5

Come Home(4.00): canzone conclusiva dell’album, completamente acustica, solo piano e voce, la più completa nel contenuto e nel senso, ottima canzone per momenti tristi.Qui viene mostrata tutta la qualità vocale della cantante.4.5/5

Voto finale: 4/5, album che riesce a mettersi in mostra in mezzo ai moltissi gruppi emergenti (vorrà dire qualcosa se è finito nelle mie mani :P !)Se siete appassionati del genere affrettatevi e anche se non lo siete, un occhiata la merita ampiamente. Per saperne di più: www.myspace.com/eyessettokill P.s: scusate per l’assenza^^ DjKatiuscia


Glasvegas – Glasvegas

20 Ottobre 2009

Glasvegas è probabilmente uno dei (se non “il”) miglior album di musica Indie degli ultimi 4-5 anni. Sì, meglio di Hot Fuss dei Killers, degli album degli Strokes, persino dei Futureheads, che secondo me sono tra le band più innovative in circolazione e anche meglio di Franz Ferdinand, Tokyo Police Club (e ho detto tutto..)
Ciò che colpisce nell’essenza di questa creazione è talmente intrinseco da non poter essere riconosciuto subito. Come scriveva Indie-Rock.it in un articolo su questo album, a differenza di altre composizioni, non rimane nel tempo immediato molto dall’ascolto. Questo perchè “Glasvegas” è un album più alto concettualmente, con picchi di poesia e epicità mai toccati fin’ora da semplici canzoni rock. Ciò che caratterizza i Glasvegas (e l’omonimo album) dalle altre band è appunto la loro originalità nei contenuti, nell’estrapolare dai significati della vita e di ciò che ci sta attorno la vera essenza di questi e trasmetterli in musica. L’uso degli strumenti, la voce melanconica e quasi davvero poetica del cantante, l’atmosfera che si crea con l’ascoltatore lo trasportano in un nuovo mondo musicale, in cui essa è parte integrante dei nostri sentimenti e riempe pienamente le nostre emozioni. In un climax di sensazioni e di emozioni, ogni canzone si trasforma in una storia a parte e permette ad ognuno di noi di trovarci sempre qualcosa di speciale diverso da qualsiasi altra cosa. L’esasperazione e la frustrazioni che “escono” da “Go Square, Go!” sono davvero elevate ed è forse uno degli unici momenti dell’album in cui cominciamo a cantare la canzone. Perchè, come già detto, “Glasvegas” regala più emozioni a lungo termine che nell’immediato, impedendoti subito di apprezzarne la grandiosità. “Ice Cream Van” è una poesia di struggente tristezza, che riempe il cuore di emozioni, pur non essendo affatto animata da melodie particolari o da particolari tipi di canto. Ciò si prova invece davanti a “It’s My Own Cheating Heart That Makes Me Cry”, definetely la canzone più bella dell’album, forse una delle mie preferite in assoluto. L’inizio cantato in modo ritmico, quasi cantilenante, il brusco cambio di tono e un breve assolo che introduce alla strofa, di nuovo di piena emozione, la caratterizzano dalle altre canzoni come quella più toccante.  Da ricordare in particolare, a circa 2:30, una lunga parte cantata in attesa del climax della canzone, che avviene a circa 3:00, in uno struggente addio a tutto ciò che è stato detto in precedenza, usando il termine “Gran Finale”, esplodendo in fine in un pianto di disperazione implacabile.  Che bisogna dire, inoltre, a proposito di una canzone che si chiama “Please Come Back Home” e “S.A.D. Light”? Da tutto ciò si evince il desiderio della band di colpire l’ascoltatore soprattutto con la vena poetica che con la mera sonorità (per altro ottima tecnicamente). Da sottolineare secondo me che queste canzoni sarebbero state assai diverse se interpretate da un altro cantante: egli dà infatti molto calore alle sue parole, e con il suo tipico accento scozzese riempe di malinconia le strofe delle canzoni.
Questo è un album per chi vuole provare emozioni, per chi ha voglia di scoprire un nuovo mondo musicale.  Se dovessi dare un voto in scala di 10 darei un 8/9, perchè pur essendo un capolavoro nel suo genere, non è esente da difetti, quali la, secondo me, inspiegabile presenza di una canzone che di fatto è un coro clericale di tipico stampo natalizio (Silent Night/Noapte de Vis).  Un applauso per il resto: tecnicamente eccelsi, concettualmente eccelsi.


Pegi 2.0

20 Ottobre 2009

Apprendo dal sito dell’AESVI che il 1 di ottobre si è tenuto alla Camera dei Deputati un incontro “promosso dall’Associazione Editori Software Videoludico Italiana (AESVI) e dall’On. Antonio Palmieri, componente della Commissione Cultura” e bla bla.

Ad aprire le danze ci ha pensato l’On. Maurizio Lupi. Sono poi intervenuti eminenti esperti in materia come l’On. Alessandra Mussolini, Presidente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza (?) e l’On. Gabriella Carlucci, Vice Presidente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia (e fautrice di simil-provvedimenti in materia), perché proprio non potevano mancare come invece quelli dello scudo fiscale.

Tutta questa manfrina di gente per parlare di…
“PEGI 2.0″, nuova versione del sistema di rating europeo che presenta da settembre una veste grafica ed icone più facilmente riconoscibili.”

Perché non è cambiato solo il colore delle icone PEGI (non sia mai che la nonna daltonica non cechi il bollino a forma di infarto su WiiSport Resort!) ma anche delle sanzioni per gli editori che violino le norme del PEGI portano ora a multe fino a 500.000€.”

E poi (occhio che non c’è una virgola):

“Nel corso della sessione è stata annunciata la prossima firma di un protocollo d’intesa tra AESVI e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con il fine principale di sviluppare progetti sperimentali per l’utilizzo dei videogiochi nelle scuole a supporto della didattica per favorire l’avvio di un processo di innovazione e di modernizzazione del sistema educativo attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e in particolare i videogiochi e per valutare le potenzialità dei videogiochi di intrattenimento per l’apprendimento alla luce delle attuali conoscenze sul funzionamento dei processi cognitivi.”

Anf.

È bello vedere che il fiore della politica del nostro Paese (che finanzia il Foglio ma non GAME Pro) ha finalmente compreso quelli che sono i problemi di un’industria che in Italia rappresenta un mercato di 670,9 milioni di €uro nel 2008 (dati AESVI, punto V del rapporto) ma che ha 4 software house in croce costrette a sviluppare col Pascal e a masterizzarsi i giochi con Nero 7.