Posted: 26 settembre 2010 by Francesco in I nostri pensieri, Ritorno

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Essere o non essere?

Posted: 27 gennaio 2012 by Francesco in I nostri pensieri, Ritorno
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Ci siamo io ed una tastiera. Un monitor lampeggiante. Delle emozioni. Cos’è questo blog? Un diario, uno specchio, un baratro verso l’infinita pochezza dei miei pensieri? Perché scrivo? In fondo la reputo una perdita di tempo colossale, lo so; però mi fa piacere confidarmi con qualcuno ogni tanto. La blogosfera desolata dei miei ‘non’-follower meglio di un amico? (amici?)  Perché no? Sembrerò uno sfigato, un matto, uno stupido a scrivere le mie quattro fisse su una pagina di un sito sconosciuto, una goccia nel mare infinito di Internet. Chi se ne frega, non mi importa cosa la gente pensi di me (ah, fosse vero), posso essere un nerd, uno sfigato, un secchione, un perdente, non mi importa: quel che so è che non abbandonerò mai i miei principi, non cambierò mai per piacere ad una persona, per quanto possa essere doloroso seguire la propria strada, da soli. Io sono io e voi siete voi, no?
“Così è (se vi pare)” diceva Pirandello, “As you like it” il buon Shakespeare, “Eccomi” dico io.  Non sono una persona facile, non so neanche come ho fatto a diventarlo. L’età, l’esperienza, la maturità? Bah, cazzate credo, per quanto mi reputi una persona intelligente e matura, a giudicare da come io viva questa mia ‘superiorità’ ontologica, preferirei essere uno dei tanti sempliciotti superficiali che si vedono dappertutto; e pensare che sono sempre stato un ragazzo (bambino) solare e vivace, poi è scoccata la strana scintilla dell’intelligenza e dell’eccessiva maturità che mi hanno trasformato in, beh, un palloso. Autocommiserazione come se piovesse, penserete (e non a torto).
D’altra parte scorrendo nelle pagine di questo blog trovereste molti altri di questi interventi così noiosi e malinconici tali da scaldare i vostri gioiosi cuori e farvi sentire felici della vostra vita spensierata e allegra se confrontata con quella depressa ed eccessivamente speculativa del sottoscritto. Mi sembra di essere tornato indietro nel tempo e di avere di nuovo 13 anni, affogante nelle pene amorose e nella stupidità più assoluta che ci si aspetta da un adolescente di quell’età.
Non so quanto posso essere costruttivo lamentarsi, ma cosa lo sarebbe in un contesto simile? Tedio, noia e cos’altro? Sento che qualcosa manca nella mia vita: del pepe, del sale, un po’ di condimento, qualcosa che la renda più vivace, più ‘simile’ a quella delle persone che mi circondano. Effettivamente non so neanche io cosa mi piacerebbe trovare tra le mani: una ragazza che mi faccia un pompino? Uscire alla sera e fare le ore piccole?  Sballarmi? Tutto ciò mi renderebbe davvero felice? Sì, sarei come tutti gli altri, e allora cosa avrei in più?  Nulla: sarei uno dei tanti. Vorrei davvero esserlo? Non so neanche rispondere a questa domanda.  Vivrei una vita più felice/facile? Sarei gratificato dall’accettazione popolare? L’essere considerato come gli altri mi renderebbe felice? (Normale?)Avrei finalmente trovato uno scopo nella mia vita? E poi, tutto ciò sarebbe ipotizzabile/realizzabile in concreto? Il mio cervello mi dice che sono un incompreso, che la gente non scorge il mio potenziale, le mie qualità, che si ferma alle apparenze, che la gente è stupida, ignorante, degenere, inesorabilmente attratta dal mediocre…o è il mio cuore a dirlo? Dove sta la razionalità in tutto ciò?
Essere o non essere?

Non ricordo neanche per quale motivo mi sono imbattuto in questa breve ‘auto apologia’, come essa stessa viene definita dal suo autore, nickname ‘Falecius’, dal sito Bruttastoria.it. Mi sono imbattuto per caso in questo blog dedicato allo slang, al gergo giovanile presente e passato e per pura curiosità sono andato alla voce ‘Secchione’, non perché mi riconosca in tale termine ma perché più volte è stato accostato alla mia inclinazione per i buoni risultati scolastici. Sotto alla definizione (“Dicesi spregiativamente di persona che dedica con grande profitto la sua esistenza allo studio. Si tratta di un personaggio tipico dell’universo adolescenziale (medie e superiori), mentre tende a sfumarsi ai due estremi,elementare ed universitario, del curriculum studiorum”) ho trovato questo testo, che mi ha davvero colpito. Davvero. Non mi sono mai concentrato su un attento pensiero di quel che la gente pensi di me, sul fatto che abbia splendidi risultati scolastici e cose del genere, ma mi sono sempre ‘limitato’ ad autocommiserarmi e, in fondo, a dispiacermi per quel che io non
i sento di essere ma che la gente invece pensi.
Non credo sarei mai stato in grado di scrivere un pezzo così secco e che vada dritto al cuore della situazione, per cui ve l’ho voluto riproporre.  Spero vi faccia riflettere. E’ un testo sulla mediocrità, sulla voglia di migliorare, di essere migliore. Io l’ho letto in questa chiave, spero possiate ricavarci qualcosa di importante e costruttivo.

“Per una notevole percentuale della mia esistenza, e più a torto che a ragione, sono stato etichettato come secchione. La cosa mi infastidiva; un secchione standard è uno che non esce nemmeno quando ha finito i compiti perché vuole “approfondire”. O magari uno che va benissimo a scuola ma non ha metodo di studio, quindi per prendere otto, cosa che reputa la realizzazione del proprio essere, trascorre infelici pomeriggi a rompersi la testa contro Dante o il teorema di Tizio e Caio. Data la percentuale di tempo che ho mediamente dedicato allo studio, non ritenevo né ritengo affatto di essere secchione: uscivo, mi divertivo, bevevo, mi facevo le canne e studiavo una media di 15 minuti al giorno. Per la mia posizione, “secchione” era un insulto sanguinoso, capace di devastare il mio ruolo sociale di gaio viveur che però fa il suo dovere. I compagni ed in specie le compagne di classe mi attribuivano tale appellativo con invidia, sulla base dei miei risultati in pagella. Leggi il seguito di questo post »

Pillole di cinema

Posted: 29 dicembre 2011 by Francesco in Cinema, I nostri pensieri
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In questi primi giorno di vacanza mi sono preso una bella pausa dallo stress e dagli impegni scolastici, concedendomi un periodo di meritatissimo riposo. Oltre a dormire, rimpinzarmi di cibarie e successivamente pentirmi per quanto fatto guardandomi allo specchio, mi sono permesso anche di dedicarmi, oltre che al mondo dei videogiochi, al mondo del cinema, andando due volte al cinema e comprando un film in pay per view su Primafila di Sky. I film suddetti sono: ‘Sherlock Holmes – Gioco di Ombre’, ‘Limitless’, ‘Le Idi di Marzo’, tre film molto interessanti e degni di esser visti per qualità narrative, tecniche cinematografiche e messaggi profondi celati dietro le scorribande di investigatori fuori dall’ordinario o uomini politici senza scrupoli.

 Sherlock Holmes – Gioco di Ombre
Dei tre Sherlock Holmes è probabilmente il più fruibile, caratterizzato da un incedere spedito ed interessante, abbastanza guidato per non lasciare particolari svolte impreviste ma divertente in ogni suo aspetto.

Sherlock Holmes: Gioco di Ombre

L’investigatore inglese e il suo compagno Watson questa volta sono alle prese con le macchinazioni di un misterioso professore universitario di Cambridge e una serie di attentati anarchici in giro per mezzo mondo, attentati che toccheranno da vicino  i due protagonisti e con i quali dovranno fare irrimediabilmente i conti per evitare una crisi mondiale. Erede diretto del primo capitolo di quella che si potrebbe forse trasformare in una trilogia, il nuovo film diretto da Guy Ritchie si riconferma un ottimo blockbuster, partendo dalle solide basi del primo e apportando solo qualche cambiamento per quanto concerne la psicologia dei personaggi. Ancora una volta ritroviamo i combattimenti in ‘slow-mo’ di Sherlock e le astute trovate che solo un personaggio del genere può trovare, in un action-movie fuori dall’ordinario, simpatico e divertente.

Limitless
E se una pillola potesse farvi diventare ricchi e famosi? Questa è l’idea di fondo del film diretto dal regista de ‘The Illusionist’, dove uno scrittore fallito e senza prospettive, appena lasciato dalla ragazza, insicuro e con tendenze auto-distruttive, incontra  per caso il fratello dell’ex moglie, che gli offre un farmaco in via di sperimentazione in grado di fargli utilizzare il 100% del suo cervello.
In fondo ad un baratro, Eddie decide di prendere la pillola che cambierà per sempre la sua vita. All’improvviso le sue sinapsi si accendono e i collegamenti del suo cervello cominciano a funzionare come mai prima d’ora avevano mai fatto.

Locandina di 'Limitless'

Tramite un sapiente uso di effetti visivi, il regista ci inserisce in questo cambio di mentalità con una botta di colorazione ed effetti distorsivi (fish-eye), che ci fa capire la differenza di come Eddie veda il mondo a seconda che prenda o meno questa droga. Passiamo quindi da un mondo grigio, triste, senza nulla da offire, ad un mondo colorato e brioso in cui il protagonista è in grado di connettere ogni singolo ricordo visivo, sonoro ed effettivo istantaneamente come se fossero organizzati in un’ordinatissima libreria. Leggi il seguito di questo post »

The Looking Glass

Posted: 7 dicembre 2011 by Francesco in I nostri pensieri, Musica

Se tu avessi solo una possibilità, una sola, per dare un’occhiata attraverso lo specchio,
Per vedere la verità in un breve  e unico istante, lo faresti?
Come lo sfrutteresti? Per guardare al tuo passato o al tuo futuro?
Guarderesti te stesso o coloro che ami?
Lo condivideresti con qualcun’altro o lo terresti un segreto?
E se tu, sì, proprio tu, fossi lo specchio?
E se tutti fossero esattamente come te?
E se le loro bugie fossero le tue? E i loro amori,  i tuoi?
E poi, metteresti da parte l’ignoranza e i pregiudizi?
Ti alzeresti in piedi e lotteresti per ciò in cui credi?
Lo porteresti verso di te o lo poggeresti a terra?

(traduzione de ‘The Looking Glass’ – DJ Fresh)

Il rapper britannico Elliot John Gleave, meglio noto con lo pseudonimo di Example, è tornato sulla scena rap-elettronica mondiale con il terzo album, pubblicato il 4 Settembre di quest’anno, ‘Playing in the shadows’; l’album, dopo i successi di ‘What We Made’ ma soprattutto di ‘Won’t Go Quietly’, con remix di Chase & Status, Wire e altri, è stato in grado di finire ai primi posti di numerose classifiche di vendita europee e mondiali, grazie anche alle numerose ed importantissime collaborazioni in produzione che lo hanno portato a pubblicare questo album sotto l’etichetta ‘Data’ di Ministry of Sounds; nomi quali quelli di Laidback Luke (featuring nella canzone ‘Natural Disaster’), Nero, Feed Me, Chase & Status, Skream e tanti altri.
La peculiarità del valido lavoro di Example, qualità peraltro già ampiamente notate nell’ottimo ‘Won’t Go Quietly’, è quella di saper amalgamare in maniera molto interessante e coerente pop/rap con la grandissima tradizione urbana inglese della dubstep e della drum ‘n’ bass, senza dimenticare una solida cultura Indie ed elettronica e soprattutto senza sconfinare nel più bieco e banale mainstream.
Pur avendo un bacino d’utenza grandissimo e un pubblico sempre in crescita, grazie alla fama procuratasi nel giro di pochi anni grazie alla grande intraprendenza e le capacità compositive e produttive dimostrate nelle sue creazioni precedenti, il cantante originario dei sobborghi di Londra non si è mai montato la testa pur entrando a contatti con i grandi nomi della musica internazionale e anzi si è fatto notare per la propria specificità e le proprie caratteristiche musicali.  Come molti altri artisti britannici, la carriera di Example si è fatta strada attraverso case discografiche indipendenti (le prime release di Example erano pubblicate dalla propria ‘mini’ etichetta) e programmi radiofonici come il celebre BBC Radio 1 Show, con il quale si è conquistato una grande fama dopo aver composto una canzone in risposta ironica alla canzone ‘Smile’ di Lilly Allen.
Cover dell’ultimo album del rapper britannico Example
‘Playing in The Shadows’ è un prodotto molto diverso dai precedenti album e si nota sin dai primi ascolti uno stile pulito, semplice e rinnovato, oltre ad una maturità nei temi e nelle melodie prima d’ora mai sperimentata in maniera così aperta.
La prima traccia, dall’eloquente titolo ‘Skies Don’t Lie’ e prodotta da Funkagenda, ci fa entrare immediatamente nel clima teso e vibrante dell’intero prodotto grazie ad un inizio lento e riflessivo da un sottofondo 2step e culminante in un elettronica veloce e ritmata. L’album prosegue con le hit ‘Stay Awake’ (finito in prima posizione della UK Chart il giorno stesso del rilascio del singolo) , prodotta insieme al duo britannico Nero, e ‘Changed The Way You Kiss Me’, probabilmente i due momenti in cui Example si è preso più libertà dai testi e si è sfogato nella pura musicalità elettronica dei brani (soprattutto per quanto riguarda il secondo, anch’esso finito in cima alla classifica non appena rilasciato).
La tensione ‘danzereccia’ dell’opera sembra subire un momento di rilassamento tramite ‘The Way’, ottimo brano che condivide due facce, una più riflessiva (corrispondente alla prima metà) e una più accesa e vivace che ci porta direttamente tra le braccia degli spasmi dutch-electro della collab con Laidback Luke ‘Natural Disaster’.
L’album riprende la corsa con due tracce in stile drum&bass di chiara ispirazione Chase & Status, ‘Never Had a Day’ e ‘Microphone’, quest’ultima in una versione che ricorda alcune canzoni acustiche degli album precedenti.
‘Playing in the Shadows’ fa da spartiacque all’intero prodotto e, prodotta con i già citati Chase & Status, rappresenta una grande traccia nel complesso dell’intero album, in un’insolita miscela a metà tra musica sperimentale, drum ‘n’ bass e la 2step di Zomby. Il percorso musicale di Example devia verso la dubstep/elettronica con due canzoni molto ispiranti (Under the Influence e Wrong in The Head) per poi terminare in una ritmata ‘Anything’ (che ricorda i momenti malinconici di ‘Watch The Sun Come Up’ ascoltata in ‘Won’t Go Quietly’) e nello splendido acustico ‘Lying To Yourself’, che accompagna dolcemente e malinconicamente l’ascoltatore alla fine del lungo percorso tracciato dal rapper londinese nelle 13 canzoni che compongono l’album.
Example si riconferma una pietra miliare nel panoramico della musica indipendente britannica, dimostrando che esiste un connubio vincente tra musica dubstep delle origini, ovvero quella delle periferie delle metropoli inglesi, e il rap, genere tipicamente associato alla vita vissuta in condizioni disagiate. Pur trovandosi sulla cresta dell’onda e titolare di un esercito di fan non indifferente, Example non ha perso la testa e lo ha nuovamente dimostrato grazie ad una produzione matura ed intensa, in grado di farci provare grandi emozioni e metterci davanti ad un prodotto di qualità sotto ogni punto di vista.